La facciata bianca della chiesetta di San Pietro in Golgo
La chiesetta di San Pietro all'altopiano del Golgo — foto: Unukorno · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

Chi arriva a Baunei vede il mare e pensa alle cale. Ma il tratto di territorio più singolare del comune sta dalla parte opposta, alle spalle del paese: l'altopiano del Golgo, una piana sospesa a quasi cinquecento metri sul mare, nata da antiche colate laviche che hanno steso una superficie basaltica sopra il calcare del Supramonte. Il risultato è un paesaggio che non somiglia a nient'altro in zona: pietra scura, muretti a secco, ginepri secolari, sugheri, asinelli che pascolano liberi, rovine nuragiche e un silenzio che di giorno viene rotto soltanto dai campanacci.

Su Sterru, la voragine

Il monumento più impressionante dell'altopiano è un buco nel terreno. Su Sterru è una voragine carsica, un abisso che precipita nel terreno ed è considerata fra le più profonde d'Europa. Dall'alto se ne vede solo l'imboccatura, protetta da una recinzione, e l'occhio non riesce a valutarla; la percezione arriva quando si scopre che il pozzo scende per circa 270 metri. Anche Su Sterru è tutelata come monumento naturale.

La chiesetta di San Pietro in Golgo

Nel cuore dell'altopiano, in mezzo agli alberi, sta la chiesetta di San Pietro in Golgo, una chiesa campestre. Fu costruita fra il XVII e il XVIII secolo grazie alle donazioni e al lavoro dei pastori del Supramonte, ha una facciata bianca e squadrata e all'interno una navata unica. Attorno corre un muro di pietra che racchiude le cumbessias, le piccole case dove i pellegrini alloggiavano per i giorni della festa del santo. È l'impianto tipico dei santuari campestri sardi: non un edificio isolato, ma un piccolo villaggio che si riempie una volta l'anno e per il resto del tempo resta chiuso e in ordine.

La chiesa è ancora oggi il centro della festa più antica di Baunei, che si celebra sull'altopiano l'ultima domenica di giugno. La tradizione locale la lega a una leggenda: un enorme serpente chiamato su scultone usciva dalla voragine di Su Sterru e terrorizzava il paese, e sarebbe stato l'apostolo Pietro a liberare Baunei dalla minaccia. Come spesso accade in Sardegna, la leggenda e la voragine si spiegano a vicenda.

Il betilo e le rovine nuragiche

Nello spiazzo davanti alla chiesa si trova uno degli oggetti archeologici più curiosi della Sardegna: il betilo antropomorfo del Golgo. È una pietra sacra di età nuragica, segno che quel luogo era considerato speciale molto prima del cristianesimo. Attorno, l'altopiano conserva le rovine di diverse costruzioni nuragiche, che affiorano fra i ginepri e i muretti a secco.

Ginepri, pascoli e il sentiero per il mare

Il Golgo era un tempo coperto da una grande foresta di lecci e ginepri, sfruttata per secoli per la legna e il carbone. Quello che resta oggi sono ginepri secolari sparsi nella piana, piegati dal vento e dal tempo, sugheri e ampie zone a pascolo brado, dove capita spesso di incontrare gli asinelli. È anche il punto di partenza dei sentieri che scendono verso il mare: da qui, dalla località Su Porteddu, comincia la discesa per Cala Goloritzé, e sempre da qui parte il percorso lungo che raggiunge Cala Sisine.

Come organizzare la salita

L'altopiano si visita bene in mezza giornata, e sta benissimo insieme a una mattina di mare: si sale nel tardo pomeriggio, quando la luce radente disegna i ginepri e la temperatura scende. Chi invece punta al sentiero per la cala deve fare il contrario e salire all'alba. In entrambi i casi non è un posto da attraversare in fretta: il Golgo si capisce solo fermandosi, spegnendo il motore e stando zitti qualche minuto.

Dormire ai piedi dell'altopiano

A su Santu Nigola è in pieno centro a Baunei, nel paese da cui parte la strada per il Golgo: 90 m² con due camere, cucina completa e lavatrice.