Il Selvaggio Blu è la ragione per cui parecchi escursionisti sanno dove si trova Baunei. È un itinerario che attraversa la costa del Supramonte restando sempre a ridosso del mare, dove non esistono strade, paesi né punti d'appoggio, e che ha costruito negli anni una reputazione precisa: non il più lungo, non il più alto, ma il più impegnativo dei percorsi italiani a più tappe. Chi ci arriva senza sapere cosa lo aspetta se ne accorge nelle prime ore.
Da dove nasce
L'itinerario fu ideato e realizzato alla fine degli anni Ottanta da Mario Verin, fotografo e alpinista, e Peppino Cicalò, architetto e allora presidente della sezione di Nuoro del Club Alpino Italiano. L'idea non era aprire un sentiero nuovo, ma ricucire quello che già c'era: la rete di mulattiere e passaggi usata per generazioni dai carbonai e dai pastori che lavoravano su questa costa. L'obiettivo dichiarato era collegare Pedra Longa a Cala Sisine seguendo il mare il più da vicino possibile. Da lì nasce anche il carattere del percorso: non un tracciato progettato per gli escursionisti, ma un mosaico di tracce di lavoro rimesse in fila.
Che cosa significa percorrerlo
Il Selvaggio Blu si sviluppa lungo tutta la costa di Baunei e richiede normalmente diversi giorni di cammino. Lungo la via ci sono calate in corda doppia, cenge strette affacciate sul vuoto, passaggi di arrampicata facile ma esposta, tratti in cui il percorso non è evidente e va cercato. Non ci sono sorgenti: l'acqua o la si porta o la si fa portare. Non ci sono rifugi: si bivacca all'aperto. Non ci sono vie di fuga rapide su gran parte del tracciato, e il soccorso, dove serve, arriva dal mare.
A chi è adatto davvero
È adatto a chi cammina abitualmente più giorni di fila con lo zaino, sa muoversi su terreno esposto senza andare in crisi, ha dimestichezza con le manovre di corda o accetta di essere guidato da chi le ha. Serve una preparazione fisica reale, perché il dislivello si accumula giorno dopo giorno su terreno pietroso, e serve una certa tolleranza al disagio: si dorme fuori, ci si lava poco, si razionano acqua e cibo.
Non è adatto a chi cerca panorami senza fatica, a chi ha problemi seri con l'esposizione, a chi vuole portarsi dietro bambini o a chi ha un solo giorno libero. E non è un percorso che si affronta in solitaria per farne un'impresa: gran parte degli incidenti su terreni simili nasce da questo.
Quando si fa
Le stagioni giuste sono la primavera e l'autunno. In piena estate il caldo su roccia calcarea, senza ombra e senza acqua, trasforma un percorso duro in un percorso pericoloso; in inverno le giornate corte e la pioggia rendono complicati i bivacchi e scivolose le placche. Chi programma il viaggio dovrebbe partire dal periodo e poi costruirci intorno il resto.
Vederlo senza percorrerlo
C'è un modo onesto di avvicinarsi al Selvaggio Blu senza affrontarlo: guardarlo. Il suo inizio si vede benissimo a Pedra Longa, dove il percorso si stacca dal mare e comincia a salire; e tutta la costa che attraversa si osserva dal basso durante una giornata di navigazione nel golfo, con le pareti che scorrono per ore senza una casa, una strada, un molo. Da lì si capisce meglio di qualunque descrizione perché questo itinerario abbia la fama che ha.
Chi invece decide di percorrerlo lo racconterà poi in un modo particolare: non parlando di panorami, ma di ore, di acqua contata e di silenzio. È il tipo di viaggio che si porta dietro a lungo.
Una base comoda prima e dopo il cammino
Un appartamento in pieno centro a Baunei, con cucina completa e lavatrice: comodo per preparare la partenza e per rimettersi in sesto al rientro.